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34° FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA
Portogruaro (VE) | 19 agosto – 8 settembre 2016

Della mente e dei sensi

 

ANTEPRIME

venerdì 15 e martedì 19 luglio| ore 21.00
Chiesa San Luigi (ingresso libero)
CONCERTI AL BUIO
Enrico Bronzi, violoncello
Le suites per violoncello solo di J.S. Bach

martedì 19 luglio| ore 12.00
Municipio, Sala Consiliare (ingresso libero)
CONFERENZA STAMPA
Presentazione della 34° edizione del festival

venerdì 22 luglio | ore 21.00
Piazzetta Pescheria (ingresso libero)
CONCERTO JAZZ
Accidentally Groovy Quartet

Gli eventi introduttivi al Festival 2016, dedicato alla multisensorialità e alle sinestesie iniziano, significativamente, con un’esperienza di cortocircuito sensoriale.
Perché un ascolto al buio? Non per giustificare la riproposizione di un repertorio arcinoto in una salsa bizzarra, regalando all’ufficio stampa un titolo ad effetto. Bensì qualcosa di più profondo, strettamente connesso al tema della manifestazione e coerente con l’indagine che il Festival vuole proporre.
Il buio totale sfronda il nostro apparato percettivo di molti aspetti, in primis annullando il senso ipertrofico della vista, che fa dell’uomo contemporaneo un “Homo Videns”, secondo la fortunata definizione di Giovanni Sartori. Nell’oscurità possiamo percepire con più chiarezza il nostro stesso respiro e, con un po’ di attenzione, persino il battito cardiaco. Il tatto si acuisce e una sorta di preoccupazione nel cogliere lo spazio circostante ci ricorda persino di quando eravamo prede e non già terribili predatori. Il buio ci avvicina all’essenza dell’esperienza sensoriale, ciò nonostante non rende l’ascoltatore “puro spirito”.
E qui sta la ragione del nostro interesse per l’oscurità. L’abitudine generalizzata a considerare come nettamente separate le funzioni superiori dagli aspetti biologici (dimenticando anche che il cervello è un organo), pone le basi della convinzione che la musica sia un fatto eminentemente intellettuale. Così non è. Non comprenderemmo l’architettura se non fossimo organismi soggetti alla forza di gravità e allo stesso modo non capiremmo la musica se non avessimo almeno una volta danzato o provato a battere il tempo con una mano. Il fatto motorio è sempre presente in noi, in una sorta di “modello mentale” che funziona anche nel momento in cui ascoltiamo, immobili. Attraverso questa “simulazione motoria” (insostituibile in tal senso è il contributo di Vittorio Gallese) arriviamo a comprendere le tensioni e le distensioni della musica, le accelerazioni e le sospensioni del tempo musicale.
Ipotesi fantascientifica: un alieno che avesse sviluppato al posto della respirazione polmonare un meccanismo di fotosintesi clorofilliana, comprenderebbe il senso di un respiro musicale in una Mazurka di Chopin? Certamente no, o almeno non nel modo in cui noi lo interpretiamo ad un livello biologico.
Per questo concerto abbiamo scelto simbolicamente una serie di Suites: raccolte di danze che lo stesso compositore non destina all’uso della danza. Danze stilizzate, idee di danza. È il modo migliore per comprendere il senso di questo Festival, riportandoci al fatto di base: come uomini, possiamo “danzare col cervello” e “comprendere con il corpo”. Il buio ci può aiutare a cogliere meglio tutto ciò. Nel buio siamo sottratti al “teatro del mondo”. Nel buio, dove abitano solo il nostro respiro e il nostro peso, ci lasciamo percorrere dalla musica e le permettiamo di occupare la mente e i sensi.

Enrico Bronzi