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IL CONCERTO DELL’ORCHESTRA D’ARCHI ITALIANA CON IL CORO DEL FRIULI VENEZIA GIULIA DIRETTI DA ENRICO BRONZI E CON IL SOPRANO MALIN HARTELIUS

“Chi non conosce queste composizioni non può asserire di conoscere Mozart” – Albert Einstein.

Si terrà lunedì 21 agosto alle ore 21 nella Chiesa di Santa Maria Assunta il concerto, a ingresso libero, dell’Orchestra d’Archi Italiana con il Coro del Friuli Venezia Giulia diretti da Enrico Bronzi e con il soprano Malin Hartelius (Theresa Kronthaler – mezzosoprano, Benjamin Glaubitz – tenore, Martin Häßler – basso, Cristiano Dell’Oste – maestro del coro).

Un concerto che fa parte di Cercando Amadè, la 35.a edizione del Festival Internazionale di Musica di Portogruaro organizzato dalla Fondazione Musicale Santa Cecilia, quest’anno dedicato al musicista salisburghese Wolfgang Amadeus Mozart.

La serata segna l’avvio del “Festival Metropolitano”, un progetto realizzato grazie al sostegno della Fondazione di Venezia e della Fondazione Santo Stefano Onlus, che allarga il raggio d’azione del Festival a un territorio più ampio del Veneto Orientale a dimostrazione che il Festival non ha confini. Una progettualità nata, insieme anche alla fondamentale collaborazione dei Comuni e delle località coinvolte, con la volontà di costruire un vero sistema integrato di offerta turistica, che unisca al soggiorno marittimo delle vicine località balneari, anche un’offerta culturale degna di interesse e ben strutturata.

Le due formazioni che si esibiranno a Bibione proporranno un concerto spettacolare con i momenti più alti del Mozart sacro, uno dei tanti volti del musicista salisburghese che verranno ricercati durante il Festival. “Chi non conosce queste composizioni non può asserire di conoscere Mozart”: queste le parole di Albert Einstein. Il decennio 1770 è quello che vide nascere la quasi totalità della produzione sacra di Mozart, rivolta al servizio liturgico della corte salisburghese. Tra il 1769 e il 1780 videro la luce tredici Messe, quattro Litanie, due Vespri e altri lavori. Da ricordare che siamo nel secolo XVIII a Salisburgo, città che, insieme a Vienna, era il principale centro austriaco di musica sacra.

Il programma della serata si avvia con la Spatzen-Messe (Messa dei Passeri), composta da Mozart nel 1775 all’età di 19 anni quando si trovava a Monaco, chiamata così poiché i violini eseguono un motivo nel Sanctus, ripetuto anche durante l’Osanna, che richiama il cinguettio dei passeri. I movimenti sono quelli di una Missa Brevis, orchestrata però con la solennità di una Missa Solemnis.

A seguire le Vesperae Solemnes de Confessore K 339, l’ultimo capolavoro chiesastico composto da Mozart al servizio dell’Arcivescovo di Salisburgo Hieronymus von Colloredo (casata nobile friulana che ebbe un ruolo importante nella storia dello Stato Patriarcale di Aquileia). Eletto nel 1772 von Colloredo, con la sua visione improntata ai modelli italiani, contrastò la prolissità barocca tipica dello stile salisburghese, preferendo una stringatezza formale del brano religioso. Caratteristiche alle quali corrispondono anche le Vesperae Solemnes de Confessore, scritte da Mozart nel 1780, nell’ambito del suo incarico di organista di corte riottenuto dopo un deludente viaggio in Francia che sperava potesse procurargli una collocazione al di fuori della sua città natale.

Il concerto si chiude con quello che molti definiscono un miracolo di sintesi poetica, una piccola gemma della produzione di Mozart: l’Ave Verum Corpus K 618. Si tratta di un mottetto per coro misto, orchestra e organo di sole 46 battute composto a Baden fra il 17 e il 18 luglio del 1791, pochi mesi prima della sua morte, ed è una delle composizioni più celebri di Mozart, nata in occasione del Corpus Domini per sanare un debito nei confronti dell’amico Anton Stoll che dirigeva il coro locale e considerata uno dei momenti più alti del genio mozartiano. La struggente bellezza delle note sostiene le verità di fede contenute nel testo. Una commovente composizione di disarmante semplicità e purezza.
Scrive Bernhard Paumgartner: «è il più fervido e illuminato di tutti i canti eucaristici. Nel breve ma incommensurabile spazio di 46 battute l’immagine dolorosa del Crocifisso, gli spasmi dell’agonia, gli orrori della morte, si trasfigurano nella pace eterna, ed è questa forse la più alta opera d’arte che Mozart abbia creato: estremo, beatificante rifugiarsi in Dio del suo stesso annunziatore».

Il Festival, con la direzione artistica del Maestro Enrico Bronzi, prosegue fino al 10 settembre 2017.
Info e programma: www.festivalportogruaro.it

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