venerdì 24 e sabato 25 agosto 2018 – Bibione e Portogruaro

BASIANI ENSEMBLE

Ensemble Folkloristico del Patriarcato Georgiano

 

Raro ascoltare in Italia il repertorio di antichi canti polifonici georgiani che propongono. Testimonianze di questo canto risalgono al IV secolo, quando il Cristianesimo fu adottato come religione di Stato. Oggi, patrimonio immateriale dell’UNESCO, questo canto è stato reintrodotto e reso popolare proprio dal Basiani Ensemble che si esibirà venerdì 24 agosto (a Bibione nella Chiesa di Santa Maria Assunta) e sabato 25 agosto (nel Duomo di Portogruaro) nell’ambito del Festival internazionale di musica di Portogruaro.

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È stato il primo patrimonio immateriale dell’umanità a essere iscritto sotto la tutela Unesco, nel 2011, ed è salvo solo grazie al primo etnomusicolo proclamato ”santo” nello stesso anno Filimon Koridze: basterebbero questi due elementi a far capire quanto straordinaria sia la natura del canto polifonico georgiano, un’antica tradizione che ha saputo resistere lungo le tempestose e impervie vicissitudini delle lontane valli caucasiche fino ai palcoscenici del mondo moderno.

Sarà proprio questa antica forma di polifonia (testimonianze di questo canto risalgono al IV secolo, quando il Cristianesimo fu adottato come religione di Stato in Georgia) al centro del programma dei due concerti del Basiani Ensemble, nell’ambito di “Illuminazioni”, 36.a edizione del Festival internazionale di musica di Portogruaro, organizzato dalla Fondazione Musicale Santa Cecilia di Portogruaro, che si svolgerà nella cittadina veneta e in altre località del Veneto Orientale, tra le quali anche alcune destinazioni turistiche, con la direzione artistica del Maestro Enrico Bronzi, dal 21 agosto al 14 settembre 2018 e che quest’anno si articola in un’indagine sulla capacità visionaria della musica.

Il Basiani Ensemble si esibirà venerdì 24 agosto alle ore 21.10 a Bibione nella Chiesa di Santa Maria Assunta per il ciclo dei concerti metropolitani del Festival sostenuto dalla Fondazione di Venezia e dalla Fondazione Santo Stefano Onlus, e sabato 25 agosto ore 21.00 a Portogruaro nel Duomo Sant’Andrea. Il concerto del 25 sarà preceduto alle ore 18 da una conferenza del ciclo “Penombre”. L’incontro aperto a tutti si terrà nella Sala consiliare del Municipio di Portogruaro e vedrà ospite Renato Morelli con “ Il canto polifonico georgiano, primo “patrimonio immateriale dell’umanità””. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero.

Raro ascoltarlo in Italia, il Basiani Ensemble ha attivamente reintrodotto e reso popolari alcuni esempi delle tradizionali polifonie georgiane; inoltre ha fatto rivivere un grande numero di musiche folkloristiche.

La formazione nasce nel 2000, con la benedizione di Sua Santità Ilia II, Patriarca Cattolico di tutta la Georgia. Diventa poi l’Ensemble Folkloristico del Patriarcato Georgiano, e fa parte del Coro del Patriarcato della Cattedrale della Santissima Trinità (nota come Sameba) di Tbilisi, che partecipa ai servizi religiosi condotti dal Patriarca. Nel 2013 al Basiani è conferito il prestigioso titolo di Ensemble Statale di Canto Popolar Georgiano. Partecipa a numerosi festival internazionali e si esibisce in prestigiosi teatri. Basiani è il nome di una delle regioni della Georgia sudoccidentale (nell’odierna Turchia odierna, a nord-ovest della città di Erzurum). Nel 1203, le truppe reali georgiane sconfissero il nemico e con la vittoria consolidarono la posizione della Georgia in Asia Minore. Il ricordo della battaglia di Basiani è associato per lo Stato Georgiano all’amore per la patria, al senso di devozione, di unità, di vittorie, sentimenti che l’Ensemble persegue con la sua musica. L’Ensemble ha effettuato diverse tournee negli USA che hanno riscosso una vasta eco in numerosi media internazionali inclusi The New York Times, Wall Street Journal, Los Angeles Times and New York Music Daily.

UN PO’ DI STORIA: IL CANTO POLIFONICO GEORGIANO
Una tradizione, quella del canto polifonico georgiano, che nel suo lungo percorso si intreccia con quello della liturgia caucasica. Le prime testimonianze del canto tradizionale georgiano risalgono infatti al IV secolo, quando il Cristianesimo fu adottato come religione di Stato. Il canto consiste in quattro tipi principali (bordone, contrappuntistica, parallela o ”dissonante” e ”ostinata”), ognuna caratteristica di una regione: in Svanetia (nord-ovest) si pratica l’arcaica polifonia ”dissonante”, in Khatetia (orientale) domina il dialogo fra solisti e l’accompagnamento del bordone, mentre a occidente a essere prevalente è la contrappuntistica (yodel). Trait d’union tra le regioni è infine la polifonia ostinata. Ma a essere di particolare interesse è il racconto di come tale tradizione sia sopravvissuta agli eventi drammatici che nel corso dei secoli ne hanno minacciato l’esistenza. Nel 1811 (dopo l’annessione della Georgia all’impero zarista), il patriarcato di Mosca impose infatti la liturgia e lingua russa: conseguenza diretta fu il divieto di usare la lingua georgiana e i suoi canti, tra i quali ovviamente il canto polifonico tradizionale. A salvarlo dall’estinzione fu un personaggio straordinario e un altrettanto straordinario progetto di ricerca – documentazione – trascrizione. Filimon Koridze (1835-1911), conosciuto come il ”Bartok georgiano”, celebre cantante d’opera, acclamato interprete internazionale alla Scala di Milano e nei teatri di S. Pietroburgo e delle Americhe, decise infatti di voltare le spalle alla fama per immergersi in un minuzioso lavoro di documentazione e trascrizione di più di 6000 anti liturgici tradizionali georgiani. Anche grazie a questo meticoloso lavoro, il canto polifonico riuscì a superare le terribili conseguenze della rivoluzione bolscevica, che portarono alla devastazione degli antichi monasteri e alla deportazione del clero con divieto assoluto delle liturgie imposto dal regime comunista. Nel 2011, Filimon Koridze è stato ufficialmente santificato dal patriarca georgiano di Tiblisi come primo esempio di etnomusicologo ”santo”.

 

Ufficio Stampa – Festival di Portogruaro
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