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Correspondances

La Nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L’homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l’observent avec des regards familiers.

Comme de longs échos qui de loin se confondent
Dans une ténébreuse et profonde unité,
Vaste comme la nuit et comme la clarté,
Les parfums, les couleurs et les sons se répondent.

II est des parfums frais comme des chairs d’enfants,
Doux comme les hautbois, verts comme les prairies,
— Et d’autres, corrompus, riches et triomphants,

Ayant l’expansion des choses infinies,
Comme l’ambre, le musc, le benjoin et l’encens,
Qui chantent les transports de l’esprit et des sens.

Charles Baudelaire,  da Les Fleurs Du Mal, 1857  

 

DELLA MENTE E DEI SENSI
34° Festival Internazionale di Musica di Portogruaro

Il progetto del Festival 2016 nasce intorno ai concetti di multisensorialità e di sinestesia, per poi prendere strade diverse, coincidenti col rapporto tra la percezione e la cognizione.
I concerti e gli eventi costituiranno un vero e proprio percorso multisensoriale, ponendo come comune denominatore l’arte dei suoni.
L’affermazione attribuita allo scrittore britannico Aldous Huxley per cui “le orecchie non hanno palpebre”, ci riporta al fatto che l’udito è presente in ogni momento della nostra vita ed è fondamentale per lo sviluppo delle capacità cognitive umane. Le orecchie sono una porta costantemente aperta sul mondo che ci circonda. Ma è nel cervello che le percezioni sensoriali trovano la loro collocazione, non senza palesi o nascosti collegamenti tra diversi canali percettivi.
A sovrintendere il tutto vi è infine la coscienza che, con una strada inversa, restituisce valenza all’impulso sensoriale, interpretandolo a livello razionale o emotivo.
Vista, tatto, gusto e olfatto accompagneranno i suoni di questa manifestazione, legandosi alla materia musicale o quantomeno uditiva. Vi si accompagneranno il tema della memoria, della propriocezione, della capacità di astrarre o di misurare.
Un esempio: chi ascolta è in grado di percepire ciò che chiamiamo forme musicali. Tuttavia, tali sedicenti forme sono completamente immateriali e sono percepibili solo grazie a quella sorta di senso che Blaise Pascal definiva come esprit de geometrie, la propensione umana alla misurazione e quantificazione delle proporzioni.
Piuttosto variegata sarà dunque la materia del nostro viaggio nel “sentire” in senso lato, alla ricerca degli universali che costituiscono le basi dell’arte.
Se infatti si parla spesso di suoni ruvidi, di colori caldi, di armonia del gusto, di forma musicale, di musicalità della poesia, oppure di ritmo nell’architettura, allora è evidente che il principio sinestesico è alla base della concezione condivisa dell’arte, o quantomeno significa che nella testa succede qualcosa di curioso!
Attraverso i sensi formiamo nel nostro cervello la rappresentazione del mondo, ma attraverso i sensi si può veicolare il nostro piacere, fisico o estetico, epidermico o mentale. E tutto sommato credo non dovremmo classificare i sensi secondo parametri di maggiore o minore nobiltà, poiché materiale e spirituale, fisicità e astrazione convivono a pieno titolo nell’arte di tutti i tempi.

Enrico Bronzi