notte_sogni3IL FESTIVAL DI MUSICA DI PORTOGRUARO

COMPIE TRENT’ANNI

Dal 23 agosto, 30 appuntamenti per l’edizione 2012 intitolata “Notte e Sogni”

Il Festival ha preso avvio il 23 agosto, con un evento “d’immagine” tra i più ambiziosi mai realizzati a Portogruaro e pensato proprio per festeggiare il trentennale della manifestazione: sul fiume Lemene, cuore della città, è stato allestito uno spettacolo musicale e scenico con barche e piattaforme galleggianti, la cui regia è stato affidata alla franco-giapponese Monique Arnaud, l’unica maestra europea di Teatro Nō. L’orchestra barocca “Il Suonar Parlante”, diretta da Vittorio Ghielmi, ha eseguito la Water Musik di Händel, sulla quale gli studenti del Corso di Teatro e Arti Visive dello IUAV di Venezia coordinato da Walter Le Moli e della scuola di danza ArteDanza Portogruaro, hanno dato vita a un articolato spettacolo in cui musica e danza, luci e ombre, contemporaneità e sogno, si sono fusi in una suggestiva coreografia. Fondamentale, per la realizzazione dell’evento, la collaborazione dell’Associazione Voga Concordiese. Tutto esaurito in ogni ordine di posto e pioggia di applausi e congratulazioni per uno spettacolo che ha lasciato tutti senza fiato.

Il concerto del 24 agosto, intitolato “Nella terra di Novalis: voci e suoni nella notte” ha ripreso il tema notturno tramite il repertorio liederistico. Fu il grande poeta e filosofo tedesco Novalis, con i suoi Inni alla notte, a raccontare come le tenebre possano cancellare le ingannevoli apparenze del giorno per rivelare bellezze supreme e verità assolute. Proprio alla notte, come momento privilegiato per la scoperta e la visione dell’oltre, è stato dedicato il secondo appuntamento del Festival di Portogruaro, svoltosi nel suggestivo androne di Palazzo Dal Moro. Una serata di lieder romantici, con pagine come Nachtstück (Notturno) e Nacht und Träume (Notte e sogni) di Schubert, Mondnacht (Notte di luna) e In der Nacht (Nella notte) di Schumann, Die Mainacht (Notte di maggio) e Der Tod, das ist die kühle Nacht (Le morte è la fresca notte) di Brahms, Die Nacht (La notte) e Winternacht (Notte d’inverno) di Richard Strauss, o ancora Nacht (Notte), dai Sieben frühe Lieder di Alban Berg. Protagoniste le voci della veneta Silvia Regazzo, mezzosoprano, e dello scozzese Stuart Patterson, tenore, entrambi specialisti del repertorio cameristico, e protagonisti su prestigiosi palcoscenici europei. Con loro il pianista Alessandro Taverna e la voce recitante di Francesco Gerardi, che ha letto i testi dei Lieder in programma.

Dal repertorio romantico all’Ufficio delle Tenebre. Il 25 agosto, la cornice maestosa e solenne dell’ottocentesco Duomo di Sant’Andrea di Portogruaro ha ospitato le Leçons des Ténèbres di Mathieu Aubery, compositore francese del ‘700, riscoperto grazie alle ricerche di Vittorio Ghielmi. Le Lezioni delle Tenebre, composizioni per voce il cui testo deriva dalle Lamentazioni di Geremia dell’Antico Testamento, sono state affidate al soprano argentino Graciela Gibelli, già protagonista di importanti rassegne musicali come MiTo SettembreMusica, e al basso Fulvio Bettini,  accompagnati dall’ensemble barocco “Il Suonar Parlante” diretto da Vittorio Ghielmi. Hanno completato il programma della serata i Pezzi per due viole e basso continuo di Jean Baptiste Antoine Forqueray, compositore parigino vissuto nel Settecento.

Da Aubery a Boccherini, con la sua Musica Notturna delle strade di Madrid.  Nonostante l’autore lo avesse definito un brano “assolutamente inutile e perfino ridicolo se ascoltato al di fuori della Spagna”, il quintetto di Luigi Boccherini ha riscosso nel tempo un notevole successo, conoscendo anche una versione orchestrale elaborata da Luciano Berio. Il brano ha aperto il “Concerto cameristico” del 26 agosto, che ha proposto anche il Sestetto per archi in re maggiore op. 10 del compositore austriaco Erich Wolfgang Korngold, e il Sestetto per archi n. 2 in sol maggiore op. 36 di Johannes Brahms. Protagonisti del concerto sono stati alcuni giovani strumentisti e docenti delle masterclass estive organizzate dalla Fondazione Musicale Santa Cecilia di Portogruaro: i violinisti Francesco Cerrato e Laura Bortolotto, i violisti Simone Briatore ed Enrico Carraro, i violoncellisti Stefano Cerrato e Kristina Urban, e il chitarrista Giampaolo Bandini.

Il Festival ha omaggiato il grande contrabbassista e compositore Stefano Scodanibbio, recentemente scomparso, il 27 agosto nella Chiesa di San Luigi. Protagonisti la tedesca Christine Hoock, già primo contrabbasso dell’Orchestra della Radio di Colonia, docente al Mozarteum di Salisburgo e interprete sui principali palcoscenici europei, e il pianista veneto Alessandro Taverna, concertista di fama e vincitore di alcuni tra i più prestigiosi concorsi pianistici internazionali. In programma tre brani del “poeta del contrabbasso” Scodanibbio: Alisei ed & roll, per contrabbasso solo, e Only connect per pianoforte solo. Ma tutta la serata è stata dedicata alla musica di oggi, con brani di compositori come Arvo Pärt, György Ligeti, Gloria Coates, Nikolaj Kapustin, Teppo Hauta-aho e Franck Proto.

“Visioni notturne: Pierrot, Scarbo, Ondine” il titolo del concerto del 28 agosto. Un mimo pallido e triste, innamorato della Luna; un folletto notturno inquieto e dispettoso, che appare e scompare tra burle e sberleffi; una ninfa lacustre che seduce con il suo canto chiunque la ascolti. Sono le misteriose creature protagoniste del concerto proposto dal violoncellista Giovanni Gnocchi (vincitore del Concorso “Haydn” di Vienna e Guest Principal Cellist alla Royal Philharmonic Orchestra di Londra) e la pianista Chiara Opalio. In programma la Sonata per violoncello e pianoforte di Debussy (il cui secondo movimento è ispirato alla figura di Pierrot), Gaspard de la nuit di Ravel (i cui movimenti estremi sono intitolati Ondine e Scarbo), e brani di Gabriel Pierné, Vincent D’Indy, Lili e Nadia Boulanger, Ferruccio Busoni e Alfredo Casella.

Il 29 agosto è stato di scena l’Altenberg Trio, trio in residenza al Musikverein di Vienna (la celebre sala del Concerto di Capodanno) che dalla sua costituzione nel 1994 ha tenuto più di mille concerti nelle più rinomate sale da concerto del mondo. La formazione comprende il pianista austriaco Claus-Christian Schuster, il violinista uruguaiano Amiram Ganz e il violoncellista polacco Alexander Gebert. In programma il Trio n. 1 in si maggiore op. 8 di Johannes Brahms, l’Adagio (Notturno) op. 148 e il Trio op. 100 D929 di Franz Schubert, proposto nella versione integrale. La pagina, capolavoro assoluto della musica da camera ottocentesca, è divenuta celebre grazie al film Barry Lyndon di Stanley Kubrick, che utilizza l’Andante con moto per evocare le atmosfere più struggenti e malinconiche del film.

Anche quest’anno la direzione di Enrico Bronzi ha voluto riservare uno spazio per i linguaggi della modernità. In questo senso il concerto-laboratorio tenutosi il 30 agosto nella Chiesa di San Luigi (“Le nuove musiche” il titolo) ha offerto una panoramica sulle ultime tendenze della musica contemporanea italiana. Quasi una rassegna nella rassegna, che ha raccolto linguaggi di oggi molto diversi tra loro: dalla postavanguardia più sperimentale al recupero della tradizione e della tonalità, fino al minimalismo di matrice americana. Voci differenti, accomunate dal fatto di appartenere tutte a compositori italiani, nati tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Come Alberto Caprioli, bolognese, nato nel 1956, che propone un quartetto per archi intitolato Frammento; o Francesco Chiari, parmigiano, di due anni più giovane, con il suo Trio per archi. Insieme a loro Luigi Abbate, milanese del 1958, del quale viene seguito il quartetto per archi e pianoforte Graffiti, Mario Pagotto, veneto classe 1966, con il brano Le ombre delle idee per due pianoforti e percussioni e Francesco Schweizer, quarantasette anni, trentino, che propone Sailing to Byzantium, per due pianoforti e percussioni. Completano il programma le 3 miniature per due pianoforti e percussioni di Claudio Scannavini, bolognese, nato nel 1959. Il programma è stato affidato a specialisti del repertorio contemporaneo come il Támmittam Percussion Ensemble, diretto da Guido Facchin, e a musicisti come i violinisti Francesco Cerrato e Laura Bortolotto, il violista Enrico Carraro, la violoncellista Hannah Vinzens e i pianisti Federico Lovato e Francesca Sperandeo.

Due incursioni nel repertorio jazzistico nelle serate del 31 agosto e 1 settembre, due occasioni che hanno ampliato l’orizzonte musicale del Festival, affrontando un genere musicale tanto raffinato quanto popolare. Pensati per la cornice della Pescheria, ancora protagonista il fiume Lemene, i due concerti, a causa delle pessime condizioni atmosferiche, si sono svolti sul palco del Teatro Russolo. Il primo appuntamento è stato dedicato a improvvisazioni jazzistiche su temi della musica folcloristica slovacca e moldava: un tuffo in due culture musicali poco conosciute in Italia, proposto dal PaCoRa Trio, gruppo nato nel 2004, costituito dal violinista Pano Paluch, dal cimbalonista Marcel Comendant e dal contrabbassista Robert Ragan.

Del secondo appuntamento è stato protagonista l’Ara Trio, formazione specializzata nel repertorio jazzistico contemporaneo, composta dal celebre pianista friulano Armando Battiston, dal contrabbassista Roberto Bellatalla e dal batterista Marco Ariano. In programma Allusioni di Marte, suite di brani che evocano personaggi maschili riconducibili a Marte, dio della guerra secondo la mitologia romana. “L’elemento guerresco incarnato da Marte – ha raccontato Armando Battiston – non ha una valenza cruenta, ma rappresenta il senso di una volontà di lotta, finalizzata a ottenere una crescita interiore”.

Protagonista del singolare concerto del 2 settembre (intitolato “La voce nella notte”) è stata la Serenata, genere musicale dalla ricca e variegata tradizione. Come palcoscenico della serata è stato scelto il Parco della Pace: nello spazio antistante la sontuosa Villa Comunale, nella prima parte della serata sono stati eseguiti brani del repertorio notturno per voce e pianoforte, fra cui Mondnacht di Robert Schumann e Le Nuits D’été di Hector Berlioz, affidati al pianista Michele Bravin, al mezzosoprano Silvia Regazzo, al baritono Marco Moncloa, preparati dal noto baritono e direttore Claudio Desderi, uno degli interpreti più celebri del panorama lirico italiano.

Nella seconda parte della serata, sempre nel Parco della Pace, Francesca Esposito, Mario Malescio, Armando Illario Andrea Cusmano, Marcello Lomascolo, Nicola Scaldaferri si sono cimentati in serenate popolari tradizionali dell’area del mediterraneo : da quella di tipo amoroso alla serenata di scherzo accompagnate da strumenti “di strada”, come il mandolino, la chitarra, il tamburo a pressione.

Una nota particolare meritano i “Capolavori in libertà”, un ciclo di 4 concerti allestiti in modo da permettere a una parte del pubblico di seguire il concerto sul palco, intorno ai musicisti, in maniera informale, su poltrone e cuscini, rompendo lo schema rituale del concerto e dando così la possibilità di entrare più da vicino nelle modalità dell’esecuzione e al tempo stesso di avere una fruizione diversa e informale dell’ascolto. Oltre a ciò, per ogni appuntamento la sala del Russolo ha svelato allestimenti diversi di volta in volta, varianti sul tema: una pioggia di luci pulsanti sui musicisti, la luce calda delle candele che si rompe in mille riverberi, lune bianchissime tra le quinte, spot colorati dall’alto, grandi cuscini e comode sedute… pochi segni per ambientazioni suggestive e intimiste, per un ascolto più diretto e personale.

Il primo appuntamento, programmato per il 3 settembre e intitolato “Métamorphoses nocturnes”, ha visto protagonista il Merel Quartet, giovane e straordinario quartetto d’archi svizzero, definito dal “Wiener Zeitung” “un giovane ensemble che fa musica in modo straordinariamente preciso e ottimamente equilibrato dal punto di vista sonoro”. Al centro della serata il primo quartetto del compositore ungherese György Ligeti, intitolato Métamorphoses nocturnes, scritto tra il 1953 e il 1954 e fortemente influenzato dalla musica di Bartók. In apertura la Serenata italiana di Hugo Wolf e, in chiusura, un grande classico come il Quartetto n. 1 in do minore di Johannes Brahms.

Il secondo appuntamento (6 settembre) è stato dedicato alle ultime opere di quattro tra i più grandi compositori di tutti i tempi. Il concerto intitolato “I testamenti” ha ospitato Mozart, Beethoven, Schubert e Schumann, con i loro testamenti spirituali: quelle opere scritte nelle ultime fasi delle loro vite, che rappresentano il lascito estremo della loro arte.

Un concerto pianistico che ha visto sul palcoscenico il giovane pianista tedesco Herbert Schuch, già collaboratore di orchestre come la London Philharmonic, l’Orchestre National de Lyon e la orchestre radiofoniche tedesche. Il programma si è aperto con le Geistervariationen di Schumann, ultima opera del compositore, scritta poco prima della malattia mentale che lo portò alla morte e intrisa di dolente nostalgia. A seguire le 11 Bagatelle op. 119 di Beethoven, brevi miniature rappresentative del tardo stile del compositore, e la Sonata in re maggiore KV 576 di Mozart, pagina di spettacolare virtuosismo pianistico che conclude la carriera sonatistica del compositore. In chiusura l’ultima Sonata di Schubert, la D 960 in si bemolle maggiore: un viaggio nell’ultima e sofferente stagione della vita del compositore, che porta in sé i presagi della fine.

Il terzo concerto (8 settembre) ha visto protagonista il Trio di Parma, ensemble molto caro al pubblico portogruarese, che ha presentato per l’occasione la versione per violino, violoncello e pianoforte di Eduard Steuermann del celebre poema sinfonico di Arnold Schoenberg Verklärte Nacht: e proprio “Notte trasfigurata” non poteva mancare nel programma del Festival di quest’anno. “Due creature vanno per uno spoglio, freddo bosco; le segue la luna, in lei fissano lo sguardo. Va la luna sopra alte querce, non una nube offusca la luce del cielo, in cui si stagliano le nere vette”: così inizia la lirica di Richard Dehmel a cui Schoenberg si è ispirato per comporre uno dei suoi massimi capolavori, nonché il primo scandalo della sua carriera. Il testo narra la vicenda, ambientata in una notte rischiarata dalla luna, di una donna che confessa al suo uomo di aspettare il figlio di un altro. Una partitura piena di arditezze armoniche, pur innestate su un linguaggio ancora “tradizionale”, legato a Wagner e a Brahms, che alla prima esecuzione, data a Vienna nel 1903, diede luogo a “tumulti e pugilati”, oltre che a violente stroncature. Il Trio di Parma ha interpretato anche uno dei grandi classici del repertorio cameristico: il Trio op. 97 di Beethoven, detto “L’Arciduca”.

Ultimo appuntamento domenica 9 settembre con i “Capolavori in Libertà” e con il mistero legato alla figura di Andrea Luchesi, uno dei casi più oscuri e avvincenti della storia della musica del Settecento. Protagonista della serata il pianista Roberto Plano, che oltre a proporre una scelta di sonate Luchesi, ha spiegato il “caso” , provando a chiarire gli aspetti nascosti della vita di questo autore. Nativo di Motta di Livenza da Venezia arrivò a Bonn, presso il Principe Elettore di Colonia Maximilian Friederich, dove, nel 1774, divenne Maestro di Cappella. La personalità e l’arte di Luchesi ebbero un ruolo fondamentale per compositori come Haydn, Mozart e Beethoven, di cui fu anche maestro; ma nonostante la sua importante attività, la sua musica andò in gran parte misteriosamente perduta o attribuita ad altri compositori. In programma per la serata anche sonate di altri compositori italiani, come Domenico Scarlatti e Baldassarre Galuppi.

L’edizione 2012 riconferma la collaborazione con uno dei più prestigiosi concorsi pianistici, il celebre “Premio Venezia” organizzato dalla Fondazione Amici della Fenice e promossa da Euterpe Venezia s.r.l. Martedì 11 settembre infatti il Festival di Portogruaro ha ospitato il giovane Leonardo Pierdomenico, vincitore della 28° edizione del Premio, che ha proposto musiche di Clementi, Brahms e Chopin.

ùAlla prestigiosissima Camerata Salzburg, il compito di chiudere l’edizione 2012 del Festival di Musica di Portogruaro (13 settembre). Reduce dal Festival di Salisburgo, questa formazione fondata nel 1952, suona fin dalla sua origine sui palchi più prestigiosi e conosciuti del mondo. Nella duplice veste di direttore e solista Enrico Bronzi. Altra protagonista della serata una delle più affermate giovani compositrici italiane di oggi, Silvia Colasanti (già allieva delle masterclass di Portogruaro), della quale è stato proposto Variazioni sull’inquietudine, suo primo lavoro per violoncello e orchestra, dedicato proprio a Bronzi. Le Variazioni – tra l’altro – sono state al centro di una recente tournée del violoncellista italiano, che le ha presentate nei Teatri di Jesi, Macerata e Ravenna, tra gli altri. La pluriennale collaborazione con Bronzi è inoltre alla base della composizione del primo Trio per violino, violoncello e pianoforte della Colasanti, in prima assoluta nel 2013 a Bad Kissingen. In programma nella serata anche la Serenata notturna in re maggiore K239 e il Divertimento in re maggiore K251 di Mozart, oltre al celebre Concerto in do maggiore per violoncello e orchestra di Haydn. Moltissimi applausi e “tutto esaurito” per questo concerto: “Questa edizione è stata caratterizzata da un’atmosfera molto calorosa e suggestiva – dice il Direttore artistico Enrico Bronzi – grazie soprattutto all’ottima risposta del pubblico”.

Per finire ottimi risultati (sia in termini qualitativi sia in termini di affluenza di pubblico) per i concerti dedicati agli studenti delle masterclass internazionali, quest’anno organizzati all’interno degli Antichi Molini, i “Concerti Accademici”, che invece hanno portato la musica fuori Portogruaro, e non ultime per le Penombre, che hanno visto protagonisti musicisti, musicologi e personaggi di spicco del panorama culturale italiano, tra cui Oreste Bossini, voce storica di Rai Radio 3, Luca Fontana, Vittorio Ghielmi, Nicola Scaldaferri e Luca Segalla.