150826_SPECTRALISTE BIS_33x70

Mercoledì 26 agosto alle ore 21.30 presso il Collegio Marconi (ingresso libero)

La relazione tra musica e arti visive torna a confrontarsi con il pubblico del Festival di Portogruaro grazie al gruppo di videomakers Karmachina, quest’anno con la musica dal vivo del New Art and Music Ensemble Salzburg. Mercoledì 26 agosto alle 21.30, con ingresso libero, presso il Collegio Marconi della città, è in programma una serata tutta dedicata agli autori “spettralisti”, dal titolo “Soirée spectraliste”.

Volendo dare una definizione tecnica della musica spettrale, si possono usare le parole del musicologo Simone Fontanelli: “Essa si presenta come una pratica musicale che, nel comporre, tiene conto delle rappresentazioni sonografiche e dell’analisi matematica dello spettro sonoro, così come anche di spettri sonori generati matematicamente e con l’uso del computer, vero strumento di composizione che diventa importantissimo in quanto facilita l’analisi spettrale e la rappresentazione di un suono”.

Quello che Karmachina propone quest’anno sulla facciata interna del chiostro del Collegio Marconi di Portogruaro, con il suo severo colonnato, è la traduzione in immagini delle suggestioni visive di “Talea”, brano composto da Gérard Grisey nel 1986. Accanto a Grisey trovano spazio altri compositori contemporanei francesi come Jean-Luc Hervé con il suo “En découverte”, del 2003; Hugues Dufourt, creatore de “La Sieste du lettré”, del 2010; e Tristan Murail, con “Treize Couleurs du soleil couchant”, composto nel 1978.

“Abbiamo immaginato di rintracciare nelle opere di alcuni artisti che hanno inaugurato una nuova stagione delle arti visive, quegli elementi in grado di rappresentare il pensiero dell’autore di Talea” – dicono gli artisti di Karmachina. “Indagando le tecniche pittoriche dei puntinisti e degli astrattisti degli inizi del Novecento, siamo andati alla ricerca di quei canoni di scomposizione della figura nei suoi elementi costitutivi che hanno caratterizzato gran parte della pittura del secolo scorso. Le opere di Signac, Kandinsky e Malevic ci hanno fornito in tal modo una sorta di alfabeto dell’immaginario visuale contemporaneo. Una sorta di codice genetico del suono-immagine.”