Quando la musica prende origine da una narrazione per “andare oltre” ad esso. Con Filippo Gamba al pianoforte, Amiram Ganz, Eliot Lawson ai violini, Simone Briatore alla viola, Enrico Bronzi, Damiano Scarpa ai violoncelli
Ingresso libero
La musica che trae spunto e origine da una narrazione o da un elemento ad essa esterno per “andare oltre” ad esso attraverso una emancipazione di senso che nell’Ottocento trova i suoi massimi presupposti estetici e filosofici. Sarà questo il cuore di Racconti, uno dei “concerti metropolitani”, sostenuti dalla Fondazione di Venezia e dalla Fondazione Santo Stefano Onlus, di “Illuminazioni”, 36° edizione del Festival internazionale di musica di Portogruaro organizzato dalla Fondazione Musicale Santa Cecilia, che si terrà martedì 28 agosto alle ore 21.00 nel Duomo di Caorle, con ingresso libero. A svelare l’intreccio tra l’arte musicale e la sfera espressiva della parola saranno Filippo Gamba al pianoforte, Amiram Ganz, Eliot Lawson ai violini, Simone Briatore alla viola, Enrico Bronzi, Damiano Scarpa ai violoncelli.
I concerti metropolitani del festival sono una  progettualità nata, insieme alla collaborazione dei Comuni e delle località coinvolte, con la volontà di costruire un vero sistema integrato di offerta turistica, che unisca al soggiorno marittimo delle vicine località balneari, anche un’offerta culturale degna di interesse e ben strutturata.
Al centro dei programma proposto a Caorle ci saranno tre compositori dell’Est-Europa. 
Si apre con Leoš Janáček (1854 – 1928) di origini ceche molto legato alla cultura della sua terra del quale si potrà ascoltare Pohádka (Racconto) per violoncello e pianoforte, prima opera cameristica dell’autore. Emblematica l’evocazione del “Racconto” in questo brano che si al poema epico in versi “fiaba dello zar Berendej” del poeta russo Vasilij Andreevič Žukovskij, che narra la storia dello Zar e di suo figlio lo zarevic Ivan, innamorato della principessa Marja, figlia di Koshchei, re degli abissi. I due superano una serie di ostacoli e sono vittime di incantesimi, ma alla fine potranno vivere felici nel castello dello zar. All’ascolto è facile immaginare il principe Ivan rappresentato dall’intimismo e dalla profonda espressività del violoncello,al pianoforte viene affidata l’evocazione della fanciulla, attraverso figure timbrico-armoniche che incantano e ricordano il pianismo di Debussy. In tutto ciò si rende evidente l’afflato malinconico tipico del simbolismo slavo che ricorda un’opera come Rusalka, capolavoro operistico di Dvořák, a testimonianza dello stretto legame tra i due musicisti.
Di Dvořák si potrà ascoltare il Quintetto per archi e pianoforte n. 2 in la maggiore op. 81. Cresciuto sotto l’influsso delle teorie di Herder, Goethe e dei fratelli Grimm, Dvořák si muove nel solco del grande romanticismo tedesco, e intride le sue composizioni con la forza comunicativa del canto popolare.
Infine in programma musiche di Witold Lutosławski (1913 – 1994), considerato uno dei maggiori compositori del XX secolo, con i suoi Bukoliki (“Bucoliche”), versione per viola e violoncello (1962), di cinque brevi brani per pianoforte composti il cui nome fa riferimento   al carattere popolare delle melodie.
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