Avrebbe dovuto essere la prosecuzione del percorso tracciato lo scorso anno, quello del Romanticismo che germogliava attorno alla figura di Robert Schumann. L’intenzione era quella di incamminarci sulla via della maturità del movimento artistico che più ha caratterizzato il XIX secolo: partire dalle opere tarde di Brahms, Liszt, Wagner, già protagonisti del Festival 2019 per proseguire fino ai loro epigoni, Hindemith, gli Strauss (Richard, ma anche i noti valzeristi), Mahler, passando immancabilmente per la seconda scuola di Vienna.

Da qui il titolo di questa 38° edizione che trae evidente spunto da due capisaldi della letteratura musicale che avremmo voluto proporre all’affezionato pubblico: il capolavoro schöenberghiano (l’op. 4, Verklärte Nacht – Notte trasfigurata) e gli aneliti verso l’infinito celestiale rappresentati dalla seconda sinfonia di Mahler “Resurrezione”. Le limitazioni imposte dalla pandemia ci hanno impedito di portare a compimento il progetto e il repertorio più direttamente collegato con le Trasfigurazioni celesti è rinviato al prossimo anno. Resta comunque molto, non meno attraente e stimolante, scaturito dalla impagabile generosità dei musicisti che hanno comunque voluto confermare la loro collaborazione con il Festival di Portogruaro in un momento difficile come il presente.

Ecco allora tante musiche rappresentative del clima che regnava a Vienna alla fine del XIX secolo. Le nuove tendenze, il superamento dell’estetica che aveva dominato i decenni precedenti, i primi segnali delle  avanguardie, la frenesia di “andare oltre”, di procedere verso l’inaudito. E così i nomi di quest’anno saranno, oltre i già citati, Zemlinsky, amico, cognato e collega di Schönberg che nel frattempo dava vita alla sua Scuola; Castelnuovo-Tedesco che, partendo da tutt’altre esperienze e in fuga dall’Italia delle leggi razziali, incontrerà Schoenberg (senza più la ö, ricordo di un passato tedesco vituperato) a Hollywood, entrambi esuli ed entrambi dediti alla realizzazione di colonne sonore, i cui canoni semantici erano stati codificati da Korngold, anch’egli fuggito dall’Austria dopo l’avvento del Nazionalsocialismo; Pfitzner, potente e profondo nel suo antimodernismo; Reger, grandioso, luminoso, capostipite di una nuova scuola tedesca, della quale alcuni frutti sono stati tristemente recisi nell’orrore dei campi di sterminio.

Non mancherà poi Beethoven di cui ricorre il 250° della nascita, ambientato al centro della cosiddetta “Prima scuola di Vienna” e del contesto culturale della sua epoca.

I concerti si terranno presso il Teatro Comunale Luigi Russolo, a ranghi ridotti, così come nei palazzi, nelle ville, nelle chiese e nelle piazze della città e dei dintorni, ovunque sia possibile. La Fondazione Musicale Santa Cecilia reagisce così alle sfide della crisi sanitaria e alle sue conseguenze sociali ed economiche, tenendo fede alla propria missione statutaria, tenacemente impegnata nella più ampia attività di diffusione della cultura musicale, con la speranza di offrire un valido contributo alla più complessiva voglia di “ripartire” di Portogruaro e del suo territorio. Cambia anche il formato del libretto del programma che diventa pieghevole, snello, più maneggevole: un piccolo tributo a un’austerità che ci spinge a individuare diversi modi di comunicazione. Al contrario il sito internet della Fondazione è stato ristrutturato e arricchito di contenuti di ogni tipo, musicologici, promozionali, discografici, iconografici, e reso quanto più accessibile e fruibile.

Un augurio: incontrare i tantissimi appassionati di musica, i sostenitori del Festival, nei numerosi appuntamenti che siamo comunque riusciti a programmare, compatibilmente con la capienza dei luoghi che li ospiteranno. Un ringraziamento doveroso infine a tutti i collaboratori che con professionalità e dedizione rendono possibile tutto ciò, particolarmente in quest’anno denso di difficoltà, così come ai Soci della Fondazione, agli Sponsor e ai sempre numerosi amici del Festival.

Paolo Pellarin, Presidente Fondazione Musicale Santa Cecilia